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- "L'aumento dei prezzi dell'energia è parte dell'agenda. Il dibattito potrebbe essere focalizzato sul breve termine e sulle possibili misure per affrontare" la crisi dei prezzi dell'energia. "Ci aspettiamo che alla fine del dibattito il Consiglio europeo chieda alla Commissione di mettere in campo nuove misure". Lo spiega un alto funzionario Ue in vista del summit dei 27 di giovedì e venerdì. Il dossier sarà tra i primi sul tavolo del vertice, nella giornata di giovedì. INTANTO oggi l’Aula della Camera ha approvato con 219 voti favorevoli e 110 contrari (era necessaria la maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea) la risoluzione del centrodestra con la quale autorizza il Governo a ricorrere a uno scostamento di bilancio, in termini percentuali di Pil, pari allo 0,6 per cento per ciascuno degli anni 2027 e 2028. In particolare viene così accolta la richiesta contenuta nella Relazione al Parlamento 2026 presentata dall’Esecutivo insieme al Documento programmatico di finanza pubblica. Lo scostamento, quantificato in un valore complessivo di 29 miliardi, è destinato a interventi di spesa dei settori energia e difesa/sicurezza (rispettivamente 0,3% e 0,3%). Nel documento votato si sollecita l’Esecutivo, in particolare, a dare rilievo al potere d’acquisto delle famiglie. Dopo il via libera della Camera, è giunto quello del Senato. Per quanto riguarda la difesa la previsione di spesa è inferiore a quanto inizialmente preventivano confermato lo 0,3% in più in spese per la difesa nel 2027, mentre l'incremento nel 2028 si attesterebbe sulla stessa percentuale, invece dell'iniziale 0,6% (8 miliardi in meno). Analogo scostamento dello 0,3% annuo è previsto per l'energia. La quota dovrebbe essere equamente ripartita tra difesa ed energia: 14 miliardi nel 2027 e 14 nel 2028 (7 per investimenti in difesa e 7 per investimenti in energia per ciascuna annualità). Sono soldi che l'Italia potrà prendere in prestito al di fuori dei vincoli europei. Il nostro Paese potrà, grazie agli accordi negoziati comunque uscire dalla procedura d'infrazione l'anno prossimo, secondo gli accordi tra Roma e Bruxelles, se manterrà il deficit sotto al 3% nel 2026 e poi nelle stime della Commissione Ue relative al 2027-2028, al netto della clausola. Stante questa situazione, Giorgetti sta portando avanti due negoziazioni con Bruxelles: la prima è la richiesta di utilizzare i fondi della clausola di salvaguardia destinati all'energia non solo per misure strutturali ma anche per le famiglie. La seconda è la richiesta avanzata insieme alla Grecia di fare ulteriore deficit non conteggiato per far per affrontare" la crisi dei prezzi dell'energia. Altro discorso quello legato al Safe (Security Action for Europe): Via libera - a quanto si apprende da fonti Ue - della Commissione al piano Safe per l'Italia. Le stesse fonti non precisano l'ammontare totale della cifra che sarà erogata ma che, secondo la richiesta del governo, dovrebbe essere superiore agli 8 miliardi. Ne parliamo con Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani Università Cattolica.
Salone dell'Auto di Parigi, i grandi costruttori europei fanno fronte comune contro la concorrenza cinese
Si è aperta ieri, 12 ottobre, nella capitale francese la 91esima edizione del Salone internazionale dell'auto, in programma fino al 18 ottobre. La manifestazione riunisce oltre 100 espositori e più di 60 case automobilistiche. Tra le novità la guida autonoma, con circa 90 modelli disponibili per i test drive e oltre 5mila prove previste. A caratterizzare questa edizione è soprattutto la presenza record dei produttori cinesi: 25 marchi rappresentati da 16 case automobilistiche, circa il doppio rispetto al 2024 (Il salone è biennale). I brand cinesi rappresentano ormai circa la metà dei marchi automobilistici presenti al Salone, mentre la loro quota di mercato in Europa ha raggiunto il 10%. Una presenza sempre più forte, alimentata anche dalla crisi del mercato interno cinese, dove nei primi nove mesi dell'anno le vendite di automobili sono diminuite del 21%, con oltre 3,4 milioni di vetture in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. È in questo contesto che dal Salone di Parigi emerge una convergenza tra i vertici dei principali gruppi automobilistici europei sulla necessità di una strategia comune per arginare la concorrenza cinese e rilanciare la competitività del settore. Un primo passo è rappresentato dall'accordo sancito ieri tra Unione europea e Cina per limitare a 350mila veicoli all'anno le importazioni europee di auto ibride prodotte in Cina. A indicare la direzione è stato l'amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, che ha chiesto maggiore cooperazione tra le aziende e un quadro normativo europeo capace di premiare la creazione di valore nel continente, sostenere la mobilità elettrica e garantire condizioni di concorrenza leale. Una posizione condivisa, pur con alcune distinzioni, dai numeri uno di Stellantis, Antonio Filosa, e Renault, François Provost. Per Filosa serve arrivare a un vero Made in Europe, attraverso una regolamentazione robusta, chiara e pragmatica che incentivi chi produce automobili in Europa, insieme a una maggiore flessibilità sui limiti alle emissioni. Provost ha invece sottolineato la necessità di una maggiore collaborazione tra i gruppi europei per spingere Bruxelles ad adottare misure urgenti a sostegno della competitività. Una strategia che non esclude gli accordi industriali con i produttori cinesi. È il caso proprio di Stellantis, che attraverso la partnership con Leapmotor punta a integrare il patrimonio tecnologico e la competitività del costruttore cinese con l'esperienza industriale europea nel design, nello sviluppo e nella gestione della catena di fornitura. Un modello di collaborazione che si traduce già in progetti concreti, come l'avvio delle attività a Saragozza, in Spagna. Il commento di Mario Cianflone, Il Sole 24 Ore.
Usa, sfida di midterm. Che cosa c’è in gioco per il 3 novembre
Dopo 2 anni di Trump conto salato per benzina e alimentari, l’Inflazione è cresciuta di 0,7 punti e il debito di 4.300 miliardi democratici avanti: come può essere limitato il presidente. Il presidente americano sostiene che il Paese non è mai stato così ricco, così forte, così rispettato. Il quadro reale si ottiene mettendo a confronto i dati di oggi con quelli di novembre 2024, quando Trump vinse le elezioni presidenziali. L’inflazione è salita dal 2,7% al 3,4% di agosto (fonte: Bureau of labor statistics ); il debito pubblico è passato da 35.900 a 40.200 miliardi di dollari (dati del Congresso); la crescita del Pil era del 2,8% e per quest’anno il Fondo Monetario stima il 2,3%. La disoccupazione è rimasta ferma al 4,2%. Il conto più salato, però, gli americani lo pagano al distributore e al supermercato. Nel novembre 2024 un gallone di benzina (3,7 litri) costava 3,04 dollari, oggi è salito a 4,41 (fonte: Automobile club americano); una libbra di caffè (453 grammi) è balzata da 6,32 dollari a 9,30 dollari; una libbra di carne macinata è passata da 5,35 dollari a 6,92. Decisamente più care anche le bollette elettriche: a fine 2024 gli utenti pagavano 17,6 centesimi per chilowattora, oggi 19,6 (dati del Bureau of labor statistics ). Decisamente meglio il prezzo delle uova, su cui Trump aveva fatto leva nella campagna elettorale del 2024. All’epoca una confezione da 12 costava 3,65 dollari; lo scorso agosto, 2,27 dollari. Facciamo il punto con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com - Il Premio Nobel 2026 per l’economia va agli americani Robert E. Hall dell’Università di Stanford e Michael Woodford della Columbia University per «i fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica». L’annuncio arriva dall’Accademia reale svedese, riunitasi a Stoccolma per l’ultima assegnazione dell’annualità in corso. «Il lavoro dei vincitori ci ha fornito una solida base teorica per i modelli che ora vengono utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo», ha dichiarato John Hassler, presidente del Comitato per il Premio per le Scienze Economiche, aggiungendo che «grazie a questi modelli, siamo meglio attrezzati per affrontare gli shock economici, come le crisi energetiche o i repentini cambiamenti nei consumi delle famiglie». I due americani hanno vinto il Nobel di quest’anno per aver dimostrato come i modelli economici potessero essere ricostruiti per ridare vigore alle politiche di stabilizzazione. Invece di basare i modelli su correlazioni statistiche tra variabili macroeconomiche - come inflazione, produzione e consumi - hanno scelto di fondarli su basi microeconomiche. Questo approccio implica la comprensione di come le azioni aggregate delle singole famiglie e imprese influenzino l’economia nel suo complesso. L’economia, spiega il comitato che ha assegnato il premio, è caratterizzata da un’alternanza di fasi di espansione e contrazione. Da quando, quasi un secolo fa, l’economista John Maynard Keynes ha formulato le sue teorie le politiche di stabilizzazione hanno assunto un ruolo centrale nel contrastare queste fluttuazioni. Ne parliamo con Andrea Goldstein, economista ed editorialista de Il Sole 24 Ore.
Assolombarda punta sulla physical AI: «Milano diventi la fabbrica dell’intelligenza artificiale»
Si è svolta oggi al Teatro Dal Verme di Milano l’Assemblea Generale di Assolombarda, dedicata alle sfide della competitività e della politica industriale. Al centro della relazione del presidente Alvise Biffi, la necessità di accelerare la crescita e la produttività, puntando sulla physical AI, sull’internazionalizzazione e sulla capacità del territorio di trasformare l’innovazione in sviluppo industriale. Tra i partecipanti all'assise anche Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, per un confronto sulle priorità strategiche per la competitività e lo sviluppo del Paese; Emanuele Orsini, presidente di Confindustria; il presidente del Senato Ignazio La Russa. “Il titolo che abbiamo scelto per questa Assemblea è ‘Rising Industry’. Crescere. Ed è una necessità per il nostro Paese. Quest’anno, nonostante il contesto incerto, avremo una crescita migliore delle attese, sopra l’1% - spiega Alvise Biffi - È ancora troppo poco. Quell’“uno virgola” segnala un limite molto concreto alla capacità delle nostre imprese e del Paese di avanzare. E non possiamo abituarci, soprattutto quando i Paesi con cui ci siamo confrontati in questi mesi, dagli Stati Uniti ai mercati del Mercosur fino agli Emirati Arabi Uniti, hanno una crescita che corre a ritmi doppi rispetto ai nostri”. “Adesso - aggiunge Biffi - l’intelligenza artificiale sta uscendo dagli schermi per entrare nelle fabbriche, nei robot, nei magazzini, nei sistemi logistici, nelle macchine. È la physical AI: l’incontro tra intelligenza artificiale e mondo fisico. E la prospettiva cambia parecchio. Perché quando la tecnologia deve diventare movimento, precisione, produzione, non bastano algoritmi, agenti e capacità di calcolo. Servono robotica, meccatronica, automazione, sensoristica, macchine utensili, componentistica, ingegneria. Serve industria. Serviamo noi. Questa è la nostra grande opportunità. Questa volta non dobbiamo limitarci ad adottare la tecnologia: possiamo finalmente contribuire a costruirla. Non dobbiamo inseguire Stati Uniti e Cina cercando di diventare una copia di ciò che sono loro". Il commento di Alvise Biffi, presidente di Assolombarda. - Mentre le polemiche sulla rimozione del taglio delle accise vanno avanti accompagnate dagli allarmi lanciati da diverse categorie (agricoltori e autotrasporto in fondo al blocco). In queste ore il governo incontra le aziende della raffinazione. Aziende che si dicono pronte ad aumentare la produzione di gasolio sulla scia della lettera inviata, nei giorni scorsi, dal presidente francese Emmanuel Macron alla Commissione Europea con cui l’inquilino dell’Eliseo sollecita risposte urgenti, chiedendo di intervenire, dove possibile, sulle specifiche tecniche dei carburanti per permettere alle raffinerie europee di alzare l’asticella. Ma l’impegno che le aziende porranno oggi sul tavolo del vertice - convocato, nel pomeriggio, dai ministri Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica) e Adolfo Urso (Imprese e Made In Italy) per valutare le possibili misure da adottare in modo da mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale -, sarà accompagnato dalla richiesta di un piano di lungo termine che, è il messaggio forte con cui gli operatori si presenteranno alla riunione, deve essere considerato strategico in primis dall’Europa. Quest’ultima, invece, ha ridotto in modo poco lungimirante la sua capacità di raffinazione (si veda anche Il Sole 24 Ore del 29 agosto), chiudendo 40 impianti dal 2009 (il 20% in meno), soprattutto tra la Francia - la cui coperta, particolarmente corta, ha spinto il presidente Macron lanciare l’alert a Bruxelles - e la Germania. Ne parliamo con Celestina Dominelli, Il Sole 24 Ore.
Mps, da Crédit Agricole no all’offerta su Banco Bpm: tramonta il contro-piano di Siena. Via libera a Intesa anche da Caltagirone e Benetton
L'amministratore delegato di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, respinge l'offerta di Monte dei Paschi di Siena su Banco Bpm. «Abbiamo deciso» di non conferire le azioni nell'ambito dell'offerta, ha affermato Gavalda, secondo quanto riporta Bloomberg, in una conferenza stampa a Francoforte. La Banque Verte ha poco meno del 30% di Piazza Meda. La mossa dei transalpini complica le prospettive dell’ad di Siena, Luigi Lovaglio, di bloccare la proposta di acquisizione avanzata da Intesa Sanpaolo modificando il perimetro di Mps. In Borsa il titolo di Montepaschi ha subito reagito alla notizia con una flessione del 2,5%. Il gruppo Caltagirone, che detiene circa il 13% di Mps, intanto ha ufficializzato il voto contrario nell'assemblea straordinaria di Mps in calendario IL 29 OTTOBRE che dovrebbe varare, tra l'altro, le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e l'operazione di riduzione del capitale finalizzata al pagamento del dividendo straordinario in parte con azioni Generali. IERI anche Edizione, holding della famiglia Benetton, aveva annunciato l’intenzione di aderire all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps. Al termine dell’operazione, tale quota dovrebbe trasformarsi in circa lo 0,7% di Intesa, di cui Edizione diventerebbe azionista stabile. Delfin, già azionista di Mps con il 17,6%, aveva precedentemente espresso il proprio sostegno all’operazione di Intesa. Anche Praude Asset Management, azionista di Mps con circa lo 0,72%, ha annunciato che voterà contro i punti relativi al piano difensivo di Lovaglio e aderirà all’Opas di Intesa Sanpaolo. Il fronte degli azionisti di Mps favorevoli all’Opas di Intesa supera quindi il 32%. Il commento di Martina Soligo, Radiocor.
Ue, via libera alla clausola su difesa e energia. All’Eurogruppo la richiesta di extra flessibilità
Via libera di Bruxelles all’attivazione della clausola di salvaguardia su difesa e energia da parte dell’Italia. Una procedura che vale circa 28 miliardi in due anni e che consentirà già nel 2027 di spendere per l’energia circa 8 miliardi. Ovviamente per interventi strutturali e non per le bollette o il caro-benzina. “Abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione dall'Italia l'11 settembre e la nostra valutazione – ha spiegato un portavoce della Commissione europea - ha concluso che, nel caso dell'Italia, l'attivazione della clausola non mette effettivamente a rischio la sostenibilità fiscale nel medio termine. La nostra valutazione è positiva”. Per il disco verde definitivo bisogna aspettare il voto del Consiglio e già domani all’Ecofin potrebbe essere questo passaggio formale. Questa clausola permette di deviare temporaneamente dal percorso di controllo del deficit con uno scostamento di bilancio. "L'Europa – ha detto il ministro per le politiche Ue, Tommaso Foti - riconosce le ragioni dell'Italia, dando l'ok alla clausola di flessibilità su energia e difesa fortemente voluta da Giorgia Meloni. E’ un passaggio politico cruciale e conferma come questo Governo abbia saputo portare a Bruxelles le priorità nazionali con chiarezza e autorevolezza". Oggi nella riunione dell’Eurogruppo(i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro) e domani in Ecofin (i 27 ministri) discuteranno anche della richiesta italiana e greca di una ulteriore flessibilità a causa dello shock inflattivo determinato dai prezzi energetici. Su questa linea ci potrebbe essere il consenso anche di Spagna e Francia. Una richiesta che non è stata bocciata pregiudizialmente e sulla quale si sta aprendo uno spiraglio. Anche se il confronto e l’eventuale decisione sarà rinviata al Consiglio europeo con i leader della prossima settimana. Facciamo il punto con Fabrizio Pagani, Partner Vitale&Co e docente a SciencesPo di Parigi. Da febbraio 2014 a giugno 2018 ha ricoperto la carica di Capo della segreteria tecnica del MEF.
Ducati: «Nessuna vendita nei prossimi tre anni»
Dopo settimane di indiscrezioni, aperture, smentite e mobilitazioni politiche, il gruppo Volkswagen ha confermato in esclusiva al Sole 24 Ore che «non è prevista alcuna vendita della casa di Borgo Panigale nel prossimo triennio». Sfuma dunque l'ipotesi di un ritorno in mani italiane della storica casa motociclistica emiliana, che dal 2012 è controllata da Audi, a sua volta parte del gruppo Volkswagen. Il colosso tedesco controlla quindi, attraverso Audi, sia Ducati che Lamborghini. Le indiscrezioni su una possibile cessione erano emerse nell'ambito della gigantesca operazione di riassetto avviata da Volkswagen, alle prese con la crisi dell'auto europea e le pressioni dei sindacati tedeschi. Il piano Future Plan 2030 prevede infatti circa 50mila posizioni in meno nel gruppo e una revisione radicale delle oltre 2mila partecipazioni, con l'obiettivo di ridurre il portafoglio di circa un terzo, trattenendo le attività capaci di offrire un chiaro contributo strategico e finanziario al core business. A settembre l'AD di Audi, Gernot Döllner, aveva citato espressamente Ducati tra gli asset oggetto di valutazione, pur precisando che nessuna decisione era stata presa. Da lì si erano alimentate le ipotesi di vendita, con Bloomberg Intelligence che aveva stimato il valore dell'azienda emiliana in circa 1,25 miliardi di euro. Interviene sul tema Alessandro Cicognani, Il Sole 24 Ore. - Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per effetto della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Per il futuro le cose non sembrano cambiare e si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati salienti del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato questa mattina presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. Nel periodo 2023-2026, illustra il rapporto, il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Questo calo ha prodotto una perdita 'virtuale' per la sanità di 18,8 miliardi. "Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn", dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. "È il fenomeno dei 'tagli invisibili': non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022". A rosicchiare ulteriormente le risorse per la sanità, inoltre, è intervenuta l'inflazione, che ha praticamente annullato la crescita nominale di 37,5 miliardi del Fondo sanitario tra il 2010 e il 2026. Per il futuro, secondo Gimbe, le cose non sembrano cambiare. Facciamo il punto con Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE.
Energia, allarme inverno della Ue: flessibilità sul tavolo dell’Ecofin
La decisione di interrompere la lunga catena delle proroghe al taglio delle accise sui carburanti ha retto meno di 24 ore. Il ripensamento è maturato fin dalle prime ore del pomeriggio di ieri. E salvo sorprese sarà tradotto a breve nella pubblicazione di un nuovo decreto interministeriale per riattivare le «accise mobili». Che possono contare su una dote un po’ più consistente rispetto alle ultime volte, perché più alti sono stati i prezzi sostenuti dagli automobilisti a settembre. Sul piano economico, la variazione non è enorme. Ma sul terreno politico è sufficiente a scatenare la polemica intorno a un price cap su cui il Governo ha puntato molto proprio per alleggerire il carico degli interventi sul bilancio pubblico. La vera partita italiana però è europea in vista dell’Eurogruppo di domani e dell’Ecofin di venerdì in Lussemburgo. I due temi più rilevanti sul tavolo sono: una tassazione comunitaria sugli extraprofitti, chiesta dall’Italia insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, e una “flessibilità” sulle valutazioni relative al rispetto dei tetti di spesa imposti dal nuovo Patto di stabilità, chiesta da Roma insieme alla Grecia ma discussa in questi giorni anche con altri Paesi. Per quanto riguarda la flessibilità la partita è aperta. Ed è cruciale anche in vista di una legge di bilancio che, tabelle del Documento programmatico di finanza pubblica alla mano, oggi non prevede margini di bilancio dal deficit per le misure centrali nell’agenda del Governo per l’ultima legge di bilancio prima del voto, dal taglio Irpef alla proroga delle tassazioni agevolate. Sulla regola della spesa, la richiesta italiana non attiva “extradeficit” come accade con la clausola di salvaguardia per energia e difesa. Ma proponendo una valutazione flessibile sulla regola della spesa può aiutare ad aprire qualche spazio per gli interventi: non amplissimo, perché con un deficit tendenziale al 2,8% (al netto della clausola) il crinale per evitare rischi ulteriori sulla procedura per disavanzi eccessivi resta minimo. Ma in tempi difficili tutto aiuta. Il commento di Adriana Cerretelli, editorialista de Il Sole 24 Ore Bruxelles.
Borse in rosso, nuova tempesta sui bond. Milano torna sotto 50mila punti
Segno meno per le Borse europee, colpite su più fronti dal petrolio in salita all'euro in calo sui minimi da maggio 2025 sul dollaro e soprattutto dai rendimenti obbligazionari in rialzo. Il greggio ha ripreso a salire anche a causa delle tensioni in Medio Oriente, con i nuovi attacchi alle infrastrutture saudite da parte dei ribelli yemeniti Houthi, e le offensive contro le navi nello Stretto di Hormuz. Una tensione che si riflette sull'obbligazionario, dove i rendimenti sono ancora in rialzo: il BTp italiano al 4,66% (spread a circa 116 punti base); l'Oat francese al 4,9% (in questo caso lo spread col Bund è di circa 139 punti, viste le preoccupazioni per i conti pubblici e le elezioni in vista). Sui titoli di Stato europei incidono pesantemente le crisi politiche: i dubbi sul piano francese per il deficit e le elezioni anticipate in Spagna allargano gli spread e spingono l’euro sotto 1,12 sul dollaro. Intanto, da Bruxelles minimizzano il rischio contagio. "Per ora non vedo realmente un contagio" dalle turbolenze di mercato sui titoli di Stato francesi, rispetto agli altri Paesi dell'Eurozona. Lo ha affermato un alto funzionario europeo alla vigilia dell'Eurogruppo, sottolineando di non essere "particolarmente preoccupato" per le tensioni legate alla Francia. "Quello che abbiamo visto sono i rendimenti dei titoli del Tesoro francese reagire alle notizie provenienti da Parigi e le reazioni sono state più o meno comprensibili", ha spiegato. "Stiamo parlando di un'economia fondamentalmente solida, con un sistema finanziario molto solido e con tutta la capacità necessaria per affrontare le proprie sfide", ha sottolineato. La Francia si trova "politicamente in una situazione complicata", ha riconosciuto il funzionario, "ma non è che abbia esaurito le opzioni per risolverla. Quindi non sono particolarmente preoccupato". Alla domanda se l'Eurogruppo possa chiedere alla Commissione europea o alla Bce di intervenire in risposta alle tensioni francesi, il funzionario ha risposto che "la risposta chiara è no". Ne parliamo con Lorenzo Codogno, Visiting professor alla London School of Economics e al College of Europe e consulente con LC Macro Advisors Ltd dal 2015.
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Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa.
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